Gioacchino e Anna: i genitori di Maria tra fede e apocrifi

I Vangeli canonici non ci offrono alcuna informazione sui genitori di Maria, Anna e Gioacchino. La loro figura è assente dai testi riconosciuti dalla tradizione cristiana come ispirati, ma ha trovato ampia diffusione attraverso i cosiddetti Vangeli apocrifi, in particolare il Protoevangelo di Giacomo, un testo risalente alla metà del II secolo, attribuito tradizionalmente a Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, ma che in realtà è di autore anonimo. Questo scritto, pur non ritenuto autentico o canonico, ha esercitato una notevole influenza sulla pietà popolare, sulla liturgia e sull’arte sacra, divenendo fonte privilegiata per la narrazione dell’infanzia di Maria e per la figura dei suoi genitori, che da esso traggono origine. Il testo, nato per colmare i silenzi dei Vangeli su alcuni momenti dell'infanzia di Gesù e della sua famiglia, si apre con la presentazione di Gioacchino, un uomo giusto e ricco, ma afflitto dal dolore della sterilità della moglie Anna.

In occasione di una grande festa, Gioacchino si reca al tempio per offrire i suoi doni al Signore, ma viene respinto dal sacerdote Rubim con parole dure:

“Tu non puoi offrire i tuoi doni, perché non hai generato prole in Israele”.

Umiliato, Gioacchino si ritira nel deserto con i suoi pastori, decidendo di non tornare a casa finché Dio non avrà avuto pietà di lui. Intanto, Anna, rimasta sola, piange non solo per la sua sterilità ma anche per l’assenza del marito. In una scena carica di pathos, ella si lamenta:

“Mi duole per me stessa. Chi ha generato me, che io sia sterile? Maledetta tra tutte le figlie d'Israele sono io!”.

Ritiratasi nel suo giardino, mentre siede sotto un albero di alloro, un angelo del Signore le appare e le annuncia:

“Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera: concepirai e partorirai, e il tuo frutto sarà celebre in tutto il mondo”.

Anna risponde con fede e promessa:

“Come vive il Signore, se genererò un figlio o una figlia, lo porterò in dono al Signore mio Dio e sarà al suo servizio tutti i giorni della sua vita”.

Parallelamente, un angelo appare anche a Gioacchino nel deserto annunciandogli che la sua preghiera è stata esaudita:

“Gioacchino, Gioacchino, il Signore ha ascoltato la tua supplica. Torna a casa: tua moglie Anna concepirà”.

Entrambi, per vie diverse, si mettono in cammino, e il loro incontro avviene presso la porta Aurea di Gerusalemme: Anna accorre ad abbracciare Gioacchino, e la narrazione suggerisce con pudore che il concepimento di Maria avvenga come frutto della loro unione benedetta. Anna poi dà alla luce Maria, e le sue parole ricordano il Magnificat:

“L’anima mia si magnifica in questo giorno”.

Nei primi anni di vita, Maria viene cresciuta in casa, ma al compimento dei tre anni viene condotta al tempio, mantenendo la promessa fatta da sua madre:

“Non starà per me in terra, ma sarà allevata nel tempio del Signore”.

Qui resterà fino al compimento dei dodici anni, servendo Dio in purezza e preghiera.

Il Protoevangelo di Giacomo, pur essendo escluso dal canone delle Scritture e non riconosciuto come testo ispirato, è stato accolto nel corso dei secoli dalla tradizione popolare e artistica, contribuendo in modo determinante alla formazione dell’immaginario cristiano sull’infanzia di Maria e sulla sua genealogia. È interessante notare come, pur non conferendo autorità dottrinale a questo scritto, la Chiesa iniziale abbia assunto come santi, e oggetto di culto liturgico, proprio quei personaggi la cui esistenza ci è nota solo attraverso gli apocrifi.

La festa dei santi Gioacchino e Anna, celebrata il 26 luglio, è un chiaro esempio di come la devozione abbia trasceso i confini della canonizzazione testuale, riconoscendo in questi genitori il segno della continuità della promessa di Dio. Questo fenomeno dimostra come, in alcuni casi, la fede e la pietà abbiano preceduto e superato i criteri storici o teologici con cui veniva selezionato il canone biblico. La storia di Gioacchino e Anna, radicata non nella storia documentata, ma nella narrazione teologica e simbolica, riflette la concezione della storia della salvezza come un disegno divino che si compie anche attraverso le figure marginali e silenziose, restituendo dignità e missione a chi, secondo i criteri del mondo e della società, sarebbe rimasto invisibile.

Gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova sono una delle testimonianze più alte di questa influenza: nelle sue scene, la vita dei genitori di Maria viene rappresentata con intensa umanità, divenendo paradigma visivo della misericordia divina e della speranza riposta anche nelle situazioni di sterilità e dolore.

Da un punto di vista storico, il Protoevangelo di Giacomo va letto come un’opera di teologia narrativa: non ha intenzione di documentare eventi, ma di comunicare verità spirituali attraverso il linguaggio del simbolo e della devozione. Questo vale anche per altri episodi derivati dagli apocrifi, come la Presentazione di Maria al tempio (21 novembre), la Natività della Vergine (8 settembre), e persino alcuni elementi della tradizione legati all’infanzia di Gesù. I Vangeli apocrifi, dunque, pur non riconosciuti come parte del corpus biblico ufficiale, hanno avuto un ruolo cruciale nella formazione della coscienza religiosa cristiana, e la Chiesa, pur dichiarandoli non autentici, ne ha assorbito alcune narrazioni nella vita liturgica, devozionale e artistica, mantenendo una distinzione tra verità dogmatica e pietà popolare. Questo processo, lontano dall’essere un’anomalia, mostra piuttosto la capacità della tradizione cristiana di valorizzare il senso simbolico delle storie, integrando nella propria memoria collettiva quei racconti che, seppure non ispirati, hanno saputo interpretare e narrare il mistero dell’Incarnazione in modo accessibile e coinvolgente per i fedeli di ogni tempo.

La vicenda di Gioacchino e Anna, pur senza supporto storico nei testi canonici, è diventata così parte integrante della storia della salvezza narrata e celebrata dal cristianesimo, a riprova del fatto che la fede si nutre non solo di testi ufficiali, ma anche della forza viva della narrazione, della speranza, e della preghiera condivisa nel popolo di Dio.

Bibliografia

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  • André Mandouze, I Padri della Chiesa, Milano, Jaca Book, 2001.

  • James Keith Elliott, The Apocryphal New Testament, Oxford, Oxford University Press, 1993.

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  • Shoemaker, Stephen J., Ancient Traditions of the Virgin Mary’s Dormition and Assumption, Oxford, Oxford University Press, 2002.

 

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero Cattolica Riformata)

 


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