Bergoglio ha adottato una diplomazia prudente con Cina e Russia, evitando di esprimere condanne forti quando servivano. Le sue scelte riflettono un tentativo di dialogo, ma suscitano dubbi su quanto la Chiesa di Roma stia mantenendo una posizione chiara e ferma.
Avevano detto che sarebbe stato un papa diverso, che avrebbe aperto le finestre, fatto entrare aria nuova, tolto la polvere da secoli di immobilismo. Molti avevano creduto a quella scena semplice del balcone, al “buonasera” disarmante, al nome scelto per richiamare Francesco d’Assisi. Ma dietro la narrazione mediatica, dietro le copertine patinate e i selfie in piazza San Pietro, si nasconde un pontificato che, alla prova dei fatti, ha fallito dove serviva più coraggio. Perché il problema non è che Francesco abbia sbagliato nemico. È che, spesso, ha scelto di non averne affatto. Il suo stile diplomatico è diventato un marchio: “ascolto”, “dialogo”, “apertura”, “nessuna condanna”. E sulla carta, tutto questo suona bene. Ma quando il dialogo diventa sudditanza, quando l’ascolto è selettivo, quando la neutralità somiglia troppo alla complicità, allora c’è qualcosa che non va. E lo si vede, purtroppo, nei casi più gravi, dove la Chiesa avrebbe dovuto essere voce profetica e invece ha preferito tacere.
Il silenzio dove dovrebbe esserci la denuncia. L’ambiguità dove servirebbe la chiarezza. L’abbraccio ai regimi dove servirebbe il coraggio profetico. Il pontificato di Francesco si è contraddistinto, sin dai primi anni, per una linea diplomatica definita “pragmatica” dai suoi sostenitori. Ma oggi, col senno del poi, appare più come un’acquiescenza strategica, un adattamento sistematico ai potenti del mondo, anche — e soprattutto — quando questi potenti sono oppressori dichiarati. Nel cuore della sua diplomazia ci sono due snodi critici: la Cina comunista e la Russia di Putin. Due teatri dove la voce della Chiesa, storicamente baluardo della coscienza morale contro ogni tirannide, è sembrata smarrirsi in formule vuote, silenzi selettivi e mediazioni che odorano più di complicità che di evangelizzazione.
Nel 2018, la Santa Sede ha firmato con il governo cinese un accordo “provvisorio” sulla nomina dei vescovi. Un patto oscuro, segreto, mai reso pubblico. Nessuna trasparenza, nessuna responsabilità. Solo silenzi, ambiguità e un mantra ripetuto a vuoto: “dialogo necessario”. Ma qui non c’è stato alcun dialogo. C’è stata resa. Questo accordo, rinnovato nel 2020 e ancora nel 2022, ha concesso al Partito Comunista Cinese un potere reale nella nomina dei vescovi. Un oltraggio. Un’umiliazione per la Chiesa. Il regime che per decenni ha perseguitato i cattolici, ora siede al tavolo delle nomine episcopali. E il Vaticano? China il capo. Il prezzo? Carissimo. La Chiesa sotterranea, fedele a Roma, è stata sacrificata. Tradita. Abbandonata. Uomini e donne che hanno rischiato tutto — carcere, torture, isolamento — per non piegarsi a uno Stato che voleva ridurre la fede a propaganda, oggi si trovano schiacciati dalla complicità silenziosa della loro stessa guida spirituale. Ministri ordinati che hanno passato anni nelle prigioni cinesi ora sono trattati da disobbedienti. Vescovi, graditi al Partito, vengono imposti con il timbro del Vaticano. I carnefici diventano interlocutori, le vittime diventano un problema da ignorare. E il Vescovo di Roma? Guarda altrove. Tace. Sceglie di non disturbare. Il cardinale Joseph Zen, voce libera e coscienza della Chiesa di Roma perseguitata, ha gridato la verità che troppi hanno paura di dire: “Questo non è dialogo. È sottomissione.” Per queste parole è stato isolato, ignorato, persino arrestato. E Roma? Un sussurro debole sul rispetto dei diritti umani. Una frase di circostanza, che suona come un insulto a chi ha versato sangue per Cristo. Questo accordo non è diplomazia. È capitolazione morale. È svendere la fedeltà per ottenere un’illusione di influenza. È rinunciare alla croce per non disturbare i potenti.
Troppo poco. Troppo tardi. E troppo vile.
Poi c’è la questione della guerra in Ucraina. Una tragedia iniziata nel 2014 e deflagrata nel 2022 con l’invasione su vasta scala da parte della Russia di Vladimir Putin. La comunità internazionale ha reagito con fermezza, e i leader religiosi — ortodossi, protestanti, persino musulmani — hanno preso posizione netta. Bergoglio no. Lui ha scelto l’equidistanza. Nel marzo 2022, a guerra scoppiata, Francesco dichiarava: “Non si tratta solo di una guerra tra Russia e Ucraina. È una guerra mondiale, è scoppiata ovunque”. Parole che relativizzano il male, che sembrano assolvere l’aggressore e colpevolizzare tutti in nome di un pacifismo astratto. E mentre il Patriarca Kirill, legato al Cremlino, benediceva i soldati russi, Francesco lo definiva “fratello”, dialogando con lui con toni gentili, come se non fosse il cappellano di un regime genocida. Persino quando la brutalità russa si è manifestata nei massacri di Bucha e Mariupol, la voce del primate romano è rimasta vaga, generica, cauta fino all’ambiguità. Mai una condanna diretta. Mai una parola forte su Putin. Come se il timore di “rompere i ponti” contasse più della verità.
In tutto questo, ciò che colpisce è la frequente ostilità di Francesco verso l’Occidente, specialmente verso gli Stati Uniti. I vescovi americani sono stati spesso dipinti come “indietristi”, ossessionati da questioni morali come l’aborto e la libertà religiosa. Ma sono anche tra i pochi che hanno difeso la dottrina cattolica senza piegarsi alla cultura dominante. Eppure, in molti discorsi e interviste, Francesco ha mostrato fastidio verso “il clericalismo borghese” del Nord America, verso “la rigidità dottrinale”, accusando spesso chi difende i principi non negoziabili di essere “ideologico” o “moralista”. L’ironia tragica è che, mentre Bergoglio attacca la cultura occidentale per “individualismo” e “decadenza”, strizza l’occhio a regimi che imprigionano, censurano, deportano. E lo fa in nome del dialogo e della realpolitik. Una scelta che molti fedeli, non solo negli USA, vivono con sconcerto e amarezza. Il vescovo di Roma ha scelto la diplomazia della sopravvivenza: salvare il salvabile, mantenere rapporti, evitare rotture. Ma così ha barattato la verità per l’equilibrio, la giustizia per la neutralità, i martiri per le buone relazioni.
Che senso ha una Chiesa che parla di “periferie esistenziali”, ma tace sulle vere periferie, fatte di sangue, sofferenza e silenzi? Che senso ha proclamarsi un “ospedale da campo”, se poi non cura i feriti veri, quelli dimenticati dai potenti, quelli che pagano sulla loro pelle la corruzione dei regimi? Che senso ha invocare lo Spirito Santo, se poi si agisce come un qualsiasi ministero degli Esteri, fatto di calcoli e compromessi?
La Chiesa di Roma, in questi anni, ha scelto la strada della prudenza estrema. Ma il Vangelo non è prudente. Gesù non è venuto per mantenere buoni rapporti con il potere. È venuto per rovesciarlo, se era corrotto. E l’ha pagata cara. Oggi serve lo stesso coraggio. Non quello di un Papa-star, ma quello di un pastore che non ha paura di perdere consensi, se il prezzo è la verità. Perché di mediatori opachi il mondo ne ha già troppi. Ma di profeti veri, liberi, disinteressati ce n’è un bisogno disperato. Profeti che non abbiano paura di denunciare il male, ovunque esso si nasconda: in Cina, in Russia, in Nicaragua, in Iran. Una Chiesa che parli di “periferie”, ma che tace davanti a quelle vere periferie, quelle dove si soffre, si muore, si è perseguitati. Che senso ha una diplomazia che non difende i suoi fedeli? Che si preoccupa più di mantenere i rapporti con i regimi che con il proprio gregge? Che senso ha una Chiesa che si vanta di essere un "ospedale da campo" ma non ha il coraggio di denunciare chi semina la guerra? Il Vescovo di Roma, che doveva essere il profeta della misericordia, rischia di diventare il gestore del compromesso. Ma la Chiesa di Roma, per essere fedele al Vangelo, ha bisogno di profeti, non di mediatori opachi.
Bibliografia
1. "Il Papa e la Russia: La diplomazia vaticana tra il Cremlino e l'Occidente"
Autore: Andrea Tornielli
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2020
2. "Pope Francis: Untying the Knots"
Autore: Austen Ivereigh
Casa Editrice: Henry Holt and Co.
Anno: 2014
3. "The Global Vatican: An Inside Look at the Catholic Church, World Politics, and the Extraordinary Relationship Between the United States and the Holy See"
Autore: Francis Rooney
Casa Editrice: St. Martin's Press
Anno: 2015
4. "The Vatican and the China Deal: How the Holy See Handled the Beijing Regime"
Autore: Gerard O'Connell
Casa Editrice: Orbis Books
Anno: 2020
5. "The Vatican's Silence: The Holy See, the Soviet Union, and the Cold War"
Autore: John M. McManus
Casa Editrice: University of California Press
Anno: 2016
6. "Pope Francis and the Politics of the Global South"
Autore: Elizabeth A. Johnson
Casa Editrice: Oxford University Press
Anno: 2021
7. "The China-Vatican Deal: The Perils of Pragmatism"
Autore: Stephen Mosher
Casa Editrice: Catholic Truth Society
Anno: 2021
8. "A Pope Under Fire: Vatican Diplomacy and the Holy See in the Age of Francis"
Autore: Robert Blair Kaiser
Casa Editrice: Georgetown University Press
Anno: 2018
9. "La diplomazia vaticana tra realismo e ideali: Il pontificato di Papa Francesco"
Autore: Giuseppe Fiorini Morosini
Casa Editrice: Edizioni San Paolo
Anno: 2020
Rassegna stampa
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"Pope Francis Criticized for Failing to Condemn Russian Invasion" (Reuters, 15 marzo 2022)
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"Vatican and China Agree on Deal to Control Bishops" (The New York Times, 26 settembre 2018)
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"Pope's 'Silence' on China Human Rights Critics Draws Fire" (BBC News, 16 febbraio 2019)
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"Pope Francis and the War in Ukraine: Why He Won’t Condemn Russia" (The Guardian, 7 marzo 2022)
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"Pope Francis’s Diplomacy Faces Criticism from China and Russia" (The Washington Post, 29 novembre 2020)
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"Vatican’s Secret Deal with China: Betrayal of Underground Catholics?" (The National Catholic Register, 23 settembre 2020)
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"Pope Francis Faces Criticism from the Catholic Right" (The Times, 10 maggio 2021)
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"Pope Francis’s Reconciliation with the Communist Party of China" (The Wall Street Journal, 11 febbraio 2019)
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"Pope Francis's 'Pragmatic' Diplomacy: A Fail for the Church?" (National Catholic Reporter, 5 aprile 2022)
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"The Vatican’s ‘Shameful’ Deal with China: A Betrayal of Faithful Catholics" (The Daily Telegraph, 12 febbraio 2020)
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