Nel dicembre 2023, un nuovo documento del Vaticano, Fiducia supplicans, è stato accolto da un’ondata di entusiasmo, da parte dei media, della maggior parte delle associazioni lgbt+ e dei progressisti cattolici, come un segnale storico di apertura da parte della Chiesa di Roma verso le coppie simsex. L’apertura e la “benedizione” a coppie lgbt+ sembrava un passo avanti verso una maggiore inclusività, segnando un punto di rottura con una lunga tradizione di esclusione.
Tuttavia, chi si è avventurato ad analizzare il contenuto di Fiducia supplicans senza lenti rose e il velo dell’ottimismo ha subito notato la grande contraddizione che pervade il testo. La benedizione, per quanto simbolica, non è altro che una continuazione della retorica dell’ambiguità che ha caratterizzato il pontificato di Francesco in tema di omosessualità. Non hanno permesso al vescovo di Roma di modificare la dottrina della Chiesa cattolico-romana riguardo all'omosessualità.
Il documento fatto firmare a Francesco, infatti, non ha sollevato un velo su una reale trasformazione teologico-pastorale, ma ha permesso di mascherare l'ipocrisia dottrinale, che continua a condannare l'omosessualità come una devianza morale. Esploreremo le contraddizioni in atto, mettendo in luce come la dottrina tradizionale della Chiesa di Roma rimanga immutata, pur tra gli sforzi di voler essere inclusivi. Si può davvero parlare di un “cambio di rotta” della Chiesa, o è solo un’operazione di marketing religioso?
La Chiesa di Roma, nel corso della sua lunga storia, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con l’omosessualità. Fino a oggi, il Catechismo della Chiesa cattolico-romana, che rimane la fonte principale della sua dottrina ufficiale, afferma in modo netto che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale (n. 2357). Eppure, nel documento Fiducia supplicans, Francesco sembra voler ammorbidire questa posizione, almeno a parole. Con delicatezza, viene fatta una concessione: la Chiesa potrebbe benedire le coppie omosessuali, a condizione che non vi sia alcuna “confusione” con il matrimonio. Ma attenzione, la benedizione proposta non è affatto un riconoscimento di queste unioni, né tantomeno un’accettazione della loro legittimità. La benedizione, semmai, diventa un gesto puramente simbolico, ma non sacramentale. La Chiesa di Roma non ammette che l’omosessualità sia una forma d’amore ugualmente valida rispetto a quella eterosessuale, e non offre alcun tipo di accoglienza che possa essere considerata paragonabile a quella di un matrimonio tra uomo e donna. L’idea che l’amore omosessuale debba essere trattato come una “devianza” rimane centrale nella dottrina ufficiale e non viene mai messa in discussione.
In Fiducia supplicans, si ribadisce: “tale benedizione non è mai un’approvazione formale dell’unione”. Questo è chiaro. Quindi, non si tratta di un reale cambiamento nella teologia morale. Si tratta, piuttosto, di un’operazione di marketing religioso, che mira a far passare l’immagine di una Chiesa “misericordiosa” e “inclusiva”, ma senza scardinare la struttura dottrinale che condanna, in modo definitivo, l’omosessualità. Vengono utilizzate parole amorevoli, ma il documento trascura i contenuti teologici fondamentali, quelli che non possono essere messi da parte né per la logica del marketing né per quella della comunicazione emozionale. La Chiesa resta ferma sulla sua condanna morale dell’omosessualità. Ciò che la Chiesa di Roma ha voluto davvero offrire è una falsa inclusività che di fatto non riconosce mai la dignità delle persone omosessuali e non ammette che una coppia lgbt+ possa vivere una relazione valida agli occhi di Dio.
Il vescovo di Roma ha cercato di conciliare la posizione ufficiale della Chiesa con la necessità di rispondere alla crescente domanda di inclusione sociale e di mantenere buoni i conservatori. Il documento non va mai a intaccare la linea dogmatica tracciata dai predecessori: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Questi due pontificati sono stati caratterizzati da una ferma difesa della dottrina conservatrice che considerava l'omosessualità come una malattia, come una devianza morale da correggere e da “curare”. I precedenti primati romani infatti hanno posto le basi per un insegnamento teologico che ha sempre trattato l'omosessualità come una devianza da guarire, senza mai riconoscere la validità di un’unione omosessuale, nemmeno dal punto di vista sacramentale. La Chiesa di Roma ha mantenuto questa posizione e Francesco non ha potuto modificarla. Le sue parole, pur mettendo in luce la necessità di accogliere i peccatori e amare i bisognosi, non hanno alterato mai la dottrina che definisce l’omosessualità come qualcosa di oggettivamente disordinato. Bergoglio ha parlato spesso di misericordia e di compassione, ma non gli han permesso di mettere discussione i dogmi e i sacramenti per non creare scismi dopo aver trovato all'inizio del suo pontificato una chiesa spaccata. Le sue dichiarazioni, seppur comprensive, non si traducono in un’apertura autentica. Non vengono mai messe in discussione le affermazioni dottrinali fondamentali su cui si basa l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolico-romana. Non c’è mai una vera e propria apertura teologica. La linea della continuità tra il pontificato di Giovanni Paolo II, quello di Benedetto XVI e di Francesco è evidente, ma resta impermeabile al cambiamento. La dottrina non cambia mai e rimane salda, mentre i gesti e le parole si concentrano sull’accomodamento sociale e sulla gestione del consenso.
I documenti ufficiali cattolico-romani in cui viene condannata l'omosessualità e che non sono mai stati modificati da Bergoglio sono i seguenti:
- Nel Catechismo della Chiesa Cattolica [Romana] (CCC), che riassume l'insegnamento "ufficiale" della Chiesa di Roma, la condanna dell'omosessualità è chiara. Al punto 2357, viene affermato che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati. Il CCC precisa che non è peccato essere omosessuali, ma che gli atti omosessuali sono contrari alla legge naturale. Questo punto afferma che "gli atti omosessuali non possono essere approvati in alcun caso" rifacendosi erroneamente alle Scritture che non condannano l'omosessualità.
Citazione: "Basandosi su scritture bibliche, la tradizione della Chiesa ha sempre dichiarato che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati. Non derivano da una genuina complementarietà sessuale". - 2004 - Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004) Questo testo raccoglie i principi sociali della Chiesa, inclusa la visione su matrimonio, famiglia e sessualità. Rifiuta ogni equiparazione tra matrimonio e unioni omosessuali, e legittima la possibilità per i cattolici di opporsi attivamente a leggi che le riconoscano.
Citazione: "I governi non possono legittimare forme di unione che si pongono in aperto contrasto con la legge naturale". - 1968 - Enciclica Humanae Vitae Sebbene questa enciclica di Paolo VI non tratti esplicitamente l’omosessualità, ribadisce la dottrina che la sessualità umana deve essere compresa nel contesto del matrimonio tra uomo e donna, con la finalità della procreazione. Ogni altra forma di espressione sessuale, quindi anche l’omosessualità, viene implicitamente esclusa da questa visione. Citazione: "Ogni atto sessuale deve essere aperto alla vita, e l'omosessualità non è compatibile con tale principio".
- 1975 - Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede - Persona humana Nel documento Persona humana del 1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede afferma chiaramente che le relazioni omosessuali non sono moralmente lecite e sono una grave deviazione. Viene ribadito che la tendenza omosessuale è oggettivamente disordinata, ma che la persona omosessuale deve essere trattata con dignità e rispetto. Tuttavia, le pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso sono ritenute peccaminose. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rimosso l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali il 17 maggio 1990, definendola "una variante normale del comportamento umano" e il documento non è mai stato revisionato.
Citazione: "Non si può considerare legittima alcuna relazione omosessuale, che in sé è contraria alla legge naturale". - 1976 - Inter insigniores – Congregazione per la Dottrina della Fede Sebbene riguardi l’ordinazione delle donne, questo documento cita l’ordine naturale e il ruolo sessuale come argomenti centrali. Viene ribadito che la sessualità ha un ruolo ontologico e teleologico, e che il modello maschio-femmina è insuperabile nel piano divino. Questo punto è usato anche per escludere relazioni omosessuali dalla benedizione della Chiesa o dalla legittimità sacramentale.
- 1981 - Familiaris Consortio – Giovanni Paolo II Documento fondamentale sulla famiglia, ribadisce la concezione del matrimonio esclusivamente eterosessuale e condanna ogni proposta di legittimazione delle unioni omosessuali. È uno dei testi più citati per negare qualunque forma di “famiglia alternativa”.
Citazione: "La famiglia nasce dal matrimonio, che costituisce l’unione stabile e feconda di un uomo e una donna". - 1986 - Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede - Lettera agli episcopati della Chiesa cattolica sui criteri di valutazione della pastorale per le persone omosessuali Nel 1986, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una lettera indirizzata agli episcopati, dove ribadiva che l'omosessualità, come attuazione di atti sessuali tra persone dello stesso sesso, è moralmente inaccettabile. Il documento riconosce che le persone omosessuali non sono malate, ma esorta la Chiesa ad accompagnarle spiritualmente e ad evitare qualsiasi tipo di discriminazione. Anche queste istruzioni non sono mai state revisionate alla luce delle dichiarazioni dell'OMS.
Citazione: "L'omosessualità è una disfunzione morale, e quindi non può essere vista come una condizione naturale, ma come una deviazione dalla norma". - 1992 - Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede - Clericalis Ecclesiae In questo documento, la Chiesa di Roma ribadisce la sua posizione secondo cui l'attività omosessuale è moralmente inaccettabile, ma invita a distinguere la condizione di una persona omosessuale dalla pratica degli atti omosessuali. La persona omosessuale, pur vivendo una condizione disordinata, non è da condannare, ma gli atti omosessuali rimangono contrari alla moralità naturale. Documento reso pubblico nel 1992, dopo 2 anni dalla dichiarazione dell'OMS.
Citazione: "Non è mai morale compiere atti omosessuali, poiché contravvengono alla legge naturale di Dio". - 1993 - Veritatis Splendor – Giovanni Paolo II Questa enciclica non parla in modo esplicito di omosessualità, ma riafferma con forza la dottrina morale oggettiva e l’esistenza di atti intrinsecamente cattivi. Tra questi, la tradizione morale cattolica ha sempre incluso gli atti omosessuali.
Citazione: "Esistono atti che, per sé e in sé stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti". - 2003 - Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede sul riconoscimento legale delle unioni omosessuali (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali) Questo documento risponde al dibattito crescente, in vari Paesi, sulla possibilità di riconoscere legalmente le unioni tra persone dello stesso sesso. La Congregazione, presieduta da Joseph Ratzinger (futuro Benedetto XVI), dichiara che le unioni omosessuali non possono essere in alcun modo equiparate al matrimonio e che sostenere tali riconoscimenti è "gravemente immorale".
Citazione: "Non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". - 2003 - Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche Pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, questo testo raccoglie articoli di studiosi cattolici sul significato di termini legati alla morale sessuale e familiare. Il lessico tratta l'omosessualità come devianza psicologica e disordine morale, e riafferma la visione che essa sia "contraria alla natura". Citazione: "L'inclinazione omosessuale, anche se non scelta, è oggettivamente disordinata".
- 2005 - Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede - Considerazioni circa la dignità della persona umana Questo documento riafferma l'insegnamento della Chiesa sui peccati sessuali, indicando che le relazioni omosessuali sono disordinate e vanno contro la legge naturale di Dio. Pur facendo riferimento alla dignità delle persone omosessuali, si riprende la posizione che l’attività omosessuale è peccaminosa.
Citazione: "Le relazioni omosessuali sono contro natura e non sono in armonia con il piano divino per la sessualità umana". - 2008, Discorso alla Curia Romana di Ratzinger: “La Chiesa deve difendere l’ecologia dell’uomo”, criticando l’ideologia gender e l’omosessualità.
- 2011 - YouCat – Catechismo Giovane della Chiesa Cattolica [Romana] Testo rivolto ai giovani, approvato da Benedetto XVI, ripropone l’insegnamento tradizionale sull’omosessualità in forma “accessibile”, ma con lo stesso giudizio dottrinale. Citazione (n. 65): "La tendenza omosessuale non è peccato, ma gli atti omosessuali sono contrari all’ordine della creazione".
- 2012, Discorso natalizio di Ratzinger Attacca l’idea di matrimonio omosessuale come “una manipolazione profonda della natura umana”.
- 2015 - Sinodo dei Vescovi - Amoris Laetitia (capitolo 8) In questo capitolo, Francesco discute l’importanza della pastorale familiare e della misericordia, ma non modifica la dottrina sulla sessualità e sull'omosessualità. Nonostante il tono più inclusivo, Amoris Laetitia continua a mantenere la condanna dell'attività omosessuale, pur sottolineando che le persone omosessuali devono essere trattate con dignità e rispetto.
Citazione: "La Chiesa non può approvare gli atti omosessuali, ma è chiamata ad accompagnare queste persone con misericordia". - 2021 - Documento del Dicastero per la Dottrina della Fede (2021) – Responsum ad dubium Documento breve, ma molto discusso, in cui si risponde alla domanda se la Chiesa può benedire le unioni tra persone dello stesso sesso. La risposta ufficiale fu un secco "No", con la motivazione che “Dio non può benedire il peccato”.
Citazione: "Le unioni tra persone dello stesso sesso non possono essere considerate moralmente lecite". - 2024 - Dignitas Infinita – Documento recente del Dicastero per la Dottrina della Fede Pur concentrandosi sulla dignità della persona umana e sul rifiuto della discriminazione, Dignitas Infinita non modifica la dottrina su omosessualità, che rimane sostanzialmente invariata: atti omosessuali sempre illeciti, ma nessun giudizio sulla persona. Viene mantenuto un equilibrio ambiguo tra accoglienza e condanna.
A questo punto, la domanda che sorge spontanea è: perché Francesco ha continuato a parlare di accoglienza e di misericordia, se poi non ha attuato nessun cambiamento reale? La risposta è semplice: per non perdere il controllo sulla sua chiesa gli hanno imposto di seguire una linea ferrea. Da un lato, la Chiesa di Roma cerca di mantenere la sua posizione tradizionale, legata alla dottrina dogmatica, dall’altro cerca di mostrarsi come un’istituzione moderna, capace di parlare con un linguaggio che accolga i segni dei tempi. Bergoglio sapeva bene che, in un mondo che cambia, la Chiesa non può rimanere totalmente isolata e rigida come lo è stata in passato. L'apertura è stata solo apparentemente tale. Si fa un bel parlare di “misericordia” e di “accoglienza”, ma si sa bene che la Chiesa di Roma non è mai stata disposta a cambiare una virgola sulla condanna morale dell'omosessualità. La vera motivazione dietro a questa operazione è prettamente politico-diplomatica, destinata a rassicurare i progressisti e a mantenere il consenso anche dei conservatori, mentre si continua a mantenere il controllo dottrinale su un tema che ha sempre fatto discutere e che ha diviso la chiesa latina. Francesco ha avuto le mani legate e non ha potuto essere il rivoluzionario sperato dalla società cattolico-romana. È stato un abile comunicatore, un teologo delle emozioni, capace di accogliere e rassicurare, ma senza mai toccare la struttura teologica che esclude le persone lgbt+ dalla piena partecipazione alla vita della chiesa. Se davvero Francesco fosse stato libero, avrebbe voluto una Chiesa molto più inclusiva, e avrebbe aperto finalmente le porte del sacramento matrimoniale alle coppie omosessuali. Avrebbe dovuto dunque abrogare la condanna dell’omosessualità come “disordinata” modificando i documenti precedenti e riconoscere pubblicamente che l’amore omosessuale può essere tanto legittimo e sacro quanto l’amore eterosessuale.
Alla fine dei conti, la verità è che la benedizione che la Chiesa di Roma ha voluto offrire è vuota di significato teologico e canonico. Non c’è spazio per un cambiamento autentico, e non c’è spazio per il riconoscimento pieno delle relazioni omosessuali. Il Vaticano continua a mantenere una posizione rigida, in linea con il suo Catechismo, che pur nella sua compassione e accoglienza, non ammette mai la legittimità delle unioni al di fuori del matrimonio etero. Benedire senza riconoscere è un atto di ipocrisia teologica, che sfrutta la ricerca di accoglienza per evitare il confronto teologico. In definitiva, quello che emerge da questo contrasto tra le parole di accoglienza e la dottrina immutata è un grande fallimento del cattolicesimo-romano. Non c'è vera inclusione, ma solo una continua manipolazione del consenso, un continuo gioco di illusioni che ha poco a che fare con la vera misericordia di Dio. L'obiettivo era far ritornare le associazioni lgbt+ e le persone omosessuali, allontanatesi sotto il pontificato di GPII e di Ratzinger, in seno alla Chiesa di Roma dandogli il contentino. In questo intento ci sono quasi riusciti sfruttando la figura di Francesco. La chiesa latina è chiamata a una riforma autentica, che riconosca la dignità e il valore dell'amore, che finalmente possa dire con sincerità che tutti sono figli di Dio, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Fino a quel momento, ogni benedizione rimarrà solo un’apparenza.
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