Il caso McGrath rivela gravi omissioni nella gestione degli abusi da parte della Chiesa di Roma, coinvolgendo anche l'attuale pontefice Leone XIV. Cosa farà il nuovo vescovo di Roma?
Negli ultimi decenni, la Chiesa di Roma ha vissuto una delle sue crisi più profonde, una frattura che ha attraversato la sua storia millenaria come una crepa silenziosa ma inesorabile, scavando nel cuore della fede di milioni di persone, incrinando certezze, sgretolando autorità, rivelando un volto oscuro che per troppo tempo era rimasto nascosto dietro veli di ritualità e potere. Gli scandali legati agli abusi sessuali perpetrati da membri del clero hanno segnato una ferita collettiva e duratura, che ha attraversato continenti, generazioni, diocesi, ordini religiosi, seminari e scuole cattolico-romane, portando alla luce un sistema in cui l’omertà ha spesso prevalso sulla giustizia, in cui la protezione dell’istituzione ha avuto più peso della sofferenza delle vittime, in cui il silenzio ha saputo essere più eloquente di mille prediche. In questo scenario cupo e complesso si inserisce la vicenda di Padre Richard McGrath, una storia che ha avuto origine lontano, nel cuore dell’Illinois, ma che ha finito per intersecarsi con le stanze del potere ecclesiastico e con la figura, oggi centrale e controversa, di Robert Prevost, il religioso agostiniano diventato nel 2025 Leone XIV, vescovo di Roma.
Padre McGrath, per anni figura rispettata e influente all'interno della Providence Catholic High School di New Lenox, aveva costruito intorno a sé un'immagine di guida spirituale, di educatore, di padre della comunità, ma sotto quella superficie si celava un'altra verità, una verità fatta di abusi, di manipolazioni, di silenzi imposti e di sofferenze nascoste. Le accuse contro di lui emersero solo anni dopo i fatti, quando Robert Krankvich, un ex studente ormai adulto, trovò il coraggio di raccontare ciò che aveva subito da adolescente, rompendo un silenzio lungo decenni e dando inizio a una battaglia legale e mediatica che avrebbe scosso profondamente non solo l’ordine degli Agostiniani, ma l’intera struttura della Chiesa statunitense. Nel 2018 Krankvich decise di denunciare pubblicamente McGrath, presentando una causa civile in cui raccontava di essere stato ripetutamente abusato durante gli anni della scuola, un periodo in cui la sua vulnerabilità di ragazzo si era scontrata con la perversione di un uomo che avrebbe dovuto proteggerlo. Le reazioni iniziali furono tiepide, incerte, come spesso accade quando accuse tanto gravi colpiscono figure di potere, ma l’eco della denuncia divenne rapidamente impossibile da ignorare e si trasformò in un caso simbolico, capace di attirare l’attenzione di media, associazioni, fedeli e critici. Tuttavia, nonostante la gravità delle accuse, nonostante le testimonianze, nonostante il dolore esposto pubblicamente, la giustizia penale non riuscì a compiere il suo corso: McGrath si rifiutò di collaborare, ostacolò le indagini, non consegnò il suo telefono cellulare e si trincerò dietro un muro di silenzio. La causa civile si concluse nel 2023 con un accordo extragiudiziale da due milioni di dollari, una somma che rappresentava un risarcimento economico ma non una vera giustizia, perché né l’ordine degli Agostiniani né la scuola riconobbero formalmente la colpa, preferendo chiudere la questione fuori dai tribunali, lontano dai riflettori, lontano dalla verità pubblica. Questo accordo fu vissuto da molti come una resa, un compromesso moralmente insostenibile, una scelta dettata più dalla paura dello scandalo che dalla volontà di fare chiarezza. Nel frattempo, McGrath non solo non fu condannato, ma venne trasferito al St. John Stone Friary di Hyde Park, una comunità religiosa situata ironicamente a pochi passi da una scuola elementare, una decisione che fece rabbrividire genitori, attivisti, vittime e osservatori.
E proprio in quegli anni cruciali, tra il 1998 e il 2010, Robert Prevost era alla guida della Provincia del Midwest degli Agostiniani, l’autorità massima che avrebbe dovuto vigilare, intervenire, proteggere, agire. Nonostante non vi siano prove che Prevost fosse direttamente a conoscenza di ogni singolo dettaglio degli abusi, il suo ruolo di supervisore lo pone inevitabilmente al centro delle responsabilità morali e organizzative. Era lui il Superiore Provinciale, era lui a ricevere le segnalazioni, era lui a decidere come rispondere. E le risposte, purtroppo, furono flebili, incomplete, spesso assenti. Le testimonianze raccontano di un approccio cauto, attendista, in cui le denunce venivano gestite internamente, con riservatezza, senza trasparenza, senza coinvolgere realmente le autorità civili. Quando, nel 2021, un giornalista del Chicago Sun-Times gli chiese conto del fatto che McGrath non fosse stato inserito nella lista pubblica dei sacerdoti accusati di abuso, Prevost si limitò a rispondere “Vedrò cosa posso fare”, una frase che, nella sua apparente neutralità, rivelava tutta l’ambiguità di un sistema abituato più a contenere i danni che a rimediare ai torti.
Il suo comportamento non fu isolato, è parte di una cultura più ampia che da decenni aveva costruito meccanismi di protezione interna, spostando i religiosi accusati da una parrocchia all’altra, da una scuola all’altra, da uno Stato all’altro, senza mai affrontare fino in fondo la realtà degli abusi, senza mai assumersi davvero la responsabilità di quello che accadeva dietro i muri delle sacrestie e dei collegi. Il caso McGrath, quindi, non è solo la storia di un singolo prete che ha abusato del proprio potere, ma è il riflesso di un sistema intero, di una mentalità, di una struttura ecclesiastica che per troppo tempo ha preferito il silenzio alla verità, la protezione del colpevole al sostegno della vittima. È una storia che ci parla non solo di crimini, ma di omissioni, di paure, di strategie, di complicità passive e di una giustizia continuamente rimandata.
Quando Robert Prevost l'8 maggio 2025 è stato eletto vescovo di Roma, assumendo il nome di Leone XIV, molte voci si sono levate a sottolineare l’ironia tragica di quella scelta: un uomo che, nel momento della prova, aveva mancato l’occasione di agire con decisione, si ritrovava ora al vertice di un’istituzione che ha urgente bisogno di riforma, di verità, di conversione. La sua elezione ha suscitato speranze in alcuni, ma dubbi e paure in molti altri, soprattutto tra le vittime di abusi che vedono nella sua storia passata un segnale allarmante di continuità più che di rottura. Oggi più che mai, la Chiesa di Roma è chiamata a un esame di coscienza collettivo, profondo, autentico. Non basta più chiedere perdono. Non basta più creare commissioni. Non basta più spostare i colpevoli. Serve una rivoluzione morale e spirituale che parta dal riconoscimento pieno e senza sconti delle colpe commesse, delle coperture attuate, delle responsabilità ignorate. Il caso McGrath è solo uno dei tanti, ma in esso si concentra il dramma di un’intera epoca, la vergogna di una gestione che ha tradito i più fragili, e l’occasione — ancora possibile — di un cambiamento radicale. Leone XIV ha ora la possibilità — e il dovere — di rispondere non solo come vescovo di Roma, ma come uomo, come cristiano, come figura pubblica che ha attraversato il tempo delle ombre. Se saprà guardare in faccia il proprio passato e quello della chiesa che rappresenta, se saprà ascoltare le vittime, se saprà agire con coraggio, allora forse, lentamente, si potrà ricostruire quel fragile legame di fiducia (tra i cattolico-romani sconcertati della sua elezione) che per troppo tempo è stato spezzato. Ma se sceglierà ancora una volta la via della cautela, della diplomazia, del silenzio, allora questa occasione sarà perduta, e con essa si vedrà la decadenza della Chiesa di Roma.
Bibliografia
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Chicago Sun-Times. (2023). "In Catholic order clergy sex abuse case, Augustinians, Providence Catholic High School pay $2 million over accusation ex-principal Rev. Richard McGrath raped student". Retrieved from Chicago Sun-Times.
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Chicago Sun-Times. (2018). "Priest in sex-abuse probe to move away from Catholic grade school amid furor". Retrieved from Chicago Sun-Times.
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