Il Giubileo dei Giovani 2025 si rivela un flop: partecipazione ridotta, crisi spirituale e vuoto mediatico nella Chiesa di Roma. Dov’erano i giovani leoni?

Il Giubileo dei Giovani 2025 dovrebbe essere il grande evento spirituale dell’anno per la Chiesa di Roma. Dovrebbe portare 2 milioni di giovani a Roma, dovrebbe infiammare le coscienze, rilanciare una chiesa in crisi. Ma, come ha denunciato Antonio Socci in un articolo tagliente, la realtà è ben diversa: mezzo milione di partecipanti reali, rispetto a quanto annunciato dal Vaticano. La montagna ha partorito un topolino. E quel topolino si è perso nelle strade di Roma, tra bottigliette d’acqua, app per il pellegrino e slogan vuoti. Il Giubileo 2025 è l’ennesimo specchio della decadenza profonda della Chiesa di Roma: un’istituzione sempre più orientata all’apparenza, sempre meno al contenuto e sempre meno fedele al Vangelo. Che la Chiesa oggi viva di pubbliche relazioni più che di fede è sotto gli occhi di tutti. Fisichella parlava trionfalmente di “milioni di giovani” che sarebbero accorsi a Roma per vivere un’esperienza di fede. Invece, come scrive Socci, sono circa 500.000, secondo i dati ufficiali, e molti solo per turismo religioso, non per "sete di santità". La verità è che la Chiesa di Roma non attrae più. Ha abbandonato la croce per provare ad abbracciare il consenso. Ha perso l'occasione di rinnovarsi per adottare lo storytelling. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: eventi organizzati alla perfezione, ma senza anima, senza conversioni, senza vocazioni. La Chiesa di Roma oggi è debole, perché ha rinunciato a essere un segno di contraddizione, alla sequela della Parola. È diventata una "ONG spirituale", un luogo di compromessi, di mezze verità, di ambiguità. Il Vangelo è stato piegato alle esigenze mediatiche e alla correttezza politica in forza del concordato mussoliniano. In questo modo hanno provato a coprire la non apertura pastorale alla società di oggi, la non inclusività emarginando e discriminando il mondo lgbt+, le donne, le persone divorziate/risposate. Il Cristo che predicano oggi è annacquato, sentimentalista, ecologico, sociologico. Solo tante belle parole. Ma non è più il Cristo crocifisso e risorto che dà speranza e si incarna nella debolezza umana. Oggi i giovani presbiteri sono diventati influencer, sui social network. E i giovani, che non sono stupidi, lo capiscono. Per questo non rispondono all’appello e le chiese romane sono vuote. Per questo non credono a una chiesa che ha paura della Verità e non vuole aprirsi al mondo. Il pontificato bergogliano ha accelerato questo processo. Con i suoi messaggi ambigui, le sue finte aperture senza fatti concreti, i suoi sinodi, ha trasformato la sua chiesa in una macchina di relazioni pubbliche. Ha smantellato in qualche modo la tradizione apostolica, ha sminuito il messaggio evangelico, ha promosso una teologia del popolo per parlargli alla pancia. Il Giubileo è figlio di questa visione: un grande contenitore vuoto, pieno di loghi, selfie, pacche sulle spalle e pochissima fede. Un evento che parla alla televisione, ma non al cuore dell’uomo. Il fallimento numerico del Giubileo è solo un segnale. Il vero dato è il crollo spirituale della Chiesa di Roma. Una crisi che non si risolve con conferenze stampa o nuove pastorali, ma con una sola cosa: un ritorno radicale al Vangelo della Liberazione. Una Chiesa che non converte più al servizio, che non fa vivere da santi, ma li proclama solo, che non chiama più giovani alla vocazione, è una chiesa morta. E se non cambia rotta, se non torna alla verità di Cristo, sarà spazzata via dalla storia.

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero Cattolica Riformata)


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