XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
Commento al Vangelo: Mt 9,36-10,8 - Operai di speranza
«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».

La pericope matteana rappresenta uno dei passaggi più belli di quell'Evangelo. Dopo aver percorso città e villaggi annunciando il Regno, insegnando nelle sinagoghe e guarendo ogni malattia, Gesù si ferma a contemplare la folla. Prima ancora di parlare, guarda. E il suo sguardo non è quello del giudice, ma del pastore. L'evangelista utilizza un verbo di straordinaria forza: Gesù "ebbe compassione". Il termine greco (splagchnízomai) indica una commozione profonda, viscerale, che nasce dalle profondità dell'essere. Non è semplice pietà, ma è una partecipazione concreta alla sofferenza dell'altro. Dio non osserva il dolore umano da lontano: lo fa proprio.

La folla appare «stanca e sfinita, come pecore senza pastore». L'immagine richiama le grandi pagine profetiche dell'Antico Testamento, dove Israele soffre per l'assenza di guide fedeli. Gesù si presenta come il Pastore autentico che non sfrutta il gregge, ma dona la propria vita perché ogni persona ritrovi dignità, speranza e orientamento. Da questo sguardo nasce l'invito alla preghiera: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai». Il problema non è la mancanza di persone assetate di senso, ma la scarsità di uomini e donne disponibili a servire coerentamente il Vangelo. La missione non comincia con l'organizzazione, bensì con la preghiera ed è Dio che suscita gli operai e li invia nella sua messe.

Subito dopo, Gesù chiama i Dodici per nome. La missione nasce sempre da una chiamata personale. Nessuno si attribuisce questo compito da sé: è Cristo che sceglie, forma e invia. I Dodici rappresentano il nuovo Israele e, allo stesso tempo, l'origine della comunità apostolica chiamata a continuare l'opera del Maestro.

Il mandato è preciso:
1. annunciare che il Regno dei cieli è possibile, qui ed ora
2. guarire gli infermi, ovvero curare i più deboli
3. risuscitare i morti, ovvero ridare dignità agli oppressi dalla società, agli emarginati e ai discriminati
4. purificare i lebbrosi, ovvero integrare e includere tutti e tutte
5. scacciare i demòni, ovvero combattere le ingiustizie e liberare da ogni forma di oppressione l'essere umano.

L'evangelizzazione non è dunque solo ed esclusivamente predicazione, ma soprattutto liberazione integrale dell'essere umano. Il Vangelo raggiunge il corpo, il cuore e le relazioni, restituendo vita dove il male produce esclusione e morte dell'anima.
Il comando conclusivo sintetizza lo stile della missione: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». È una delle affermazioni più rivoluzionarie del Vangelo perchè tutto ciò che il discepolo / la discepola possiede è dono. Per questo anche l'annuncio deve essere libero da interessi, protagonismi e ricerca di prestigio. Il Vangelo si comunica nella logica della gratuità, che riflette il modo stesso di amare di Dio.

Questo brano ricorda che ogni comunità cristiana deve imparare anzitutto lo sguardo di Gesù. Prima di giudicare il mondo, è chiamata a lasciarsi commuovere dalle sue ferite. Una Chiesa che perde la compassione ed esclude ed emargina perde anche la sua credibilità. La missione nasce dalla vicinanza alle persone, dall'ascolto delle loro domande e dalla condivisione delle loro sofferenze.
Le "pecore senza pastore" di oggi sono i poveri, gli anziani dimenticati, i giovani disorientati, le famiglie ferite, i migranti, quanti vivono la solitudine, la precarietà o l'esclusione. La compassione evangelica non si riduce a un sentimento, ma diventa impegno concreto per costruire una società più giusta, inclusiva e solidale. Annunciare il Regno significa anche prendersi cura della dignità di ogni persona e promuovere il bene comune. La missione affidata ai Dodici continua nella Chiesa di ogni tempo. Ogni battezzato è chiamato a essere operaio nella messe del Signore, non con la forza del potere, ma con la forza del servizio, della misericordia e della gratuità.

Il mondo non attende cristiani perfetti, ma discepoli e discepole capaci di lasciarsi ferire dal dolore degli altri. Tutto comincia dallo sguardo di Gesù: uno sguardo che vede, ama e chiama. Finché ci sarà qualcuno disposto a trasformare la compassione in servizio e la fede in dono gratuito, la messe del Signore non resterà mai senza speranza.

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero Cattolica Riformata)