III DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A
Commento al Vangelo: Mt 11,1-11 - Giovanni dubita, Gesù agisce
«[...] fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui»

Il brano evangelico di oggi ci mette di fronte a una scena dura e reale: Giovanni il Battista, rinchiuso in prigione, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è davvero il Messia o se devono aspettare un altro. Giovanni, l’uomo che ha predicato con coraggio, denunciato l’ingiustizia e vissuto sobrio, conosce il dubbio e la stanchezza. Anche i più grandi tra i profeti sentono il peso del male e dell’ingiustizia. Qui Giovanni ci rappresenta tutti quando guardiamo il mondo e ci chiediamo: «Dove sei, Dio?» Di fronte alla povertà crescente, alla violenza, alle guerre, alle discriminazioni, all’indifferenza delle istituzioni e delle comunità cristiane, è un grido universale.

Gesù risponde senza filtri, senza scuse, senza abbellimenti: i ciechi vedono, i zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi ascoltano, i morti risorgono, i poveri ricevono la buona notizia. Il Regno di Dio non è teoria, non è rituale, non è politica o comodo moralismo: è azione concreta, dove qualcuno ha il coraggio di toccare la vita reale e prendere delle decisioni rimboccandosi le maniche. Giovanni, anche nella sua prigione, ha bisogno di vedere questi segni: la fede si manifesta nella trasformazione reale e concreta delle vite.

E oggi? Viviamo in un mondo di prigioni invisibili: violenza strutturale, disuguaglianza economica, indifferenza verso chi è solo o fragile. La società spesso finge di non vedere, inventa regole, burocratie, scuse. Ma lasciamo morire chi non è “utile”: poveri, migranti, giovani senza prospettive, donne, barboni. Quanti cristiani guardano dall’alto dei loro privilegi, dalle comode poltrone ecclesiali, e dicono: “Non è compito mio”? Giovanni ci parla dalla sua prigione: non basta indignarsi o lamentarsi, occorre agire, ora, senza scuse. Il Regno si manifesta dove qualcuno rischia, si sporca le mani, difende chi è ignorato. E qui dobbiamo guardare alla verità dentro le nostre comunità: quante chiese, quante diocesi, quanti centri religiosi si comportano come prigioni patriarcali, chiudendo le porte ai poveri, alle donne, alle persone LGBT+, ai giovani che vogliono partecipare? Quante strutture religiose soggiogano il popolo di Dio in nome della tradizione, della morale o del prestigio? Troppi vescovi, preti e leader religiosi hanno trasformato la Chiesa in un apparato di controllo, invece che in una comunità che libera, accoglie e protegge. Gesù qui ci urla: il potere che opprime non è Regno, è inganno.

Gesù taglia corto con la retorica del prestigio: “Tra quelli nati di donna non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. Grandezza non è potere, prestigio, denaro o influenza. Grandezza è vivere fino in fondo la propria missione, denunciare l’ingiustizia, proteggere i più deboli e rischiare tutto per la verità. Chi resta comodamente nei palazzi ecclesiastici, chi continua a chiudere la porta in faccia ai poveri o ai giovani, chi giustifica discriminazioni sistemiche in nome della “dottrina” o del “decoro”, non conosce la vera grandezza del Regno.

La superficialità, l’indifferenza e la paura devono finire, deve prendere piede la speranza. Il Vangelo non è per chi sta comodo, non è per chi soggioga e domina il popolo di Dio. È per chi ha coraggio, chi si sporca le mani, chi rompe schemi e protocolli per portare luce, giustizia e speranza dove tutto sembra perduto. Essere cristiani oggi significa denunciare chi opprime in nome della religione, significa abbattere gerarchie che paralizzano la comunità e proteggere chi è ignorato o escluso. Gesù ci dice che l’azione concreta è segno della fede vera. Non basta pregare o dire frasi belle: il Regno si vede dove qualcuno interviene, dove qualcuno rischia per proteggere, accogliere e dare speranza. Giovanni ci ricorda che il dubbio non è peccato (mancare l'obiettivo evangelico) ma fermarsi nell’indifferenza è tradimento. Serve coraggio, responsabilità e fedeltà all’annuncio del Vangelo.

Oggi, come Giovanni, siamo chiamati a guardare in faccia il male, l’ingiustizia e l’oppressione, e a rispondere con azione, coraggio e fede, senza compromessi, senza paura, senza scuse. Il Regno di Dio si costruisce qui e ora, con mani che operano, cuori che amano e voci che denunciano. Se vogliamo vedere davvero il Vangelo, dobbiamo smettere di aspettare e iniziare a cambiare il mondo, un gesto concreto alla volta, abbattendo muri, liberando vite e sfidando chi pensa di avere il diritto di soggiogare in nome di Dio.

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero-Cattolica Riformata)


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