II DOMENICA DOPO NATALE - ANNO A
Commento al Vangelo: Prot. Gc. - Salome e la società di oggi
«... accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia»

Salome, nel Protovangelo di Giacomo, diventa una lente crudele ma necessaria per leggere la società di oggi, una società che ha perso il senso del limite e ha sostituito la fiducia con il sospetto, la relazione con il controllo, la responsabilità con il diritto assoluto di verificare e giudicare tutto. Salome è l’immagine dell’uomo contemporaneo che non si fida di nessuno, né delle istituzioni, né delle relazioni, né della storia, e che vive in una perenne postura inquisitoria: tutto deve essere dimostrato, certificato, esibito. È la società della verifica ossessiva, dei protocolli, dei commenti, delle sentenze immediate, dove la dignità delle persone viene toccata, misurata e spesso ferita in nome della trasparenza. La mano malata di Salome è la mano sociale di oggi: una mano che non accarezza ma controlla, che non sostiene ma pesa, che non cura ma invade. Viviamo in un tempo che proclama l’inclusione ma pratica l’esclusione sottile, che parla di diritti ma dimentica i doveri, che invoca la libertà mentre moltiplica solitudini, dipendenze e paure. Come Salome prima della guarigione, la società contemporanea è stanca, disillusa, ferita da una logica di prestazione continua che trasforma le persone in funzioni, i poveri in numeri, i fragili in problemi da gestire. Il racconto smaschera anche la nostra ossessione comunicativa: tutto deve essere raccontato, pubblicato, condiviso, e chi tace è sospetto; eppure il silenzio imposto a Salome denuncia una società che ha smarrito la capacità di custodire, di rispettare l’intimità, di attendere la maturazione degli eventi e delle persone. Salome esce dalla grotta “giustificata” non perché perfetta, ma perché riconciliata con la propria fragilità, mentre la società di oggi, che rifiuta la fragilità e idolatra l’efficienza, resta spesso intrappolata in una spirale di frustrazione, rabbia e violenza verbale. In lei si riflette una verità sociale scomoda: una comunità guarisce solo quando smette di controllare tutto e ricomincia a prendersi cura, quando rinuncia alla pretesa di avere sempre ragione e riscopre la responsabilità reciproca, perché una società che non sa più prendersi cura delle sue ferite è destinata non al progresso, ma alla disgregazione.

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero-Cattolica Riformata)


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