EPIFANIA - ANNO C
Commento al Vangelo: Mt 2,1-12 - Quando Dio si manifesta, il potere trema
«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode»
Oggi è l’Epifania, e non è una scena dolce da presepe ma una rivelazione che spacca la storia, perché Dio si manifesta non nel centro del potere ma ai suoi margini, “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode” (Mt 2,1), e già questa frase mette Dio e il potere uno di fronte all’altro come avversari; Erode trema, si sente minacciato da un bambino, perché ogni potere fondato sulla paura riconosce istintivamente ciò che può smascherarlo, mentre i magi, stranieri, pagani, astrologi, dunque religiosamente sospetti, sono gli unici a mettersi in cammino dicendo “Abbiamo visto sorgere la sua stella” (Mt 2,2), segno che Dio parla anche linguaggi non consacrati e che spesso chi è fuori vede più lontano di chi custodisce il tempio; i capi dei sacerdoti conoscono le Scritture e citano Michea, sanno dove deve nascere il Messia, ma restano fermi, perché una fede che non fa muovere è già morta, mentre i magi cercano, sbagliano strada, passano da Erode, rischiano, e proprio così arrivano alla verità, adempiendo la parola di Isaia “Cammineranno le genti alla tua luce” (Is 60,3), una luce che non nasce a Gerusalemme ma a Betlemme, periferia della storia e della religione, dove entrando in una casa e non in un palazzo “videro il bambino con Maria sua madre” (Mt 2,11), e capiscono che Dio non si rivela nella forza ma nella vulnerabilità; anche i doni lo dicono senza poesia facile, perché l’oro parla di un potere consegnato a chi non domina, l’incenso di un culto che esce dal tempio, la mirra di una morte già iscritta nella carne di quel bambino, come a dire che la gloria di Dio passa dalla ferita e non dal successo; nei vangeli apocrifi dell’infanzia i magi sono uomini che da generazioni custodiscono un’attesa, segno che la ricerca di Dio può attraversare popoli e culture senza appartenere a nessuno, e quando l’incontro avviene tutto cambia, perché “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Mt 2,12), e qui l’Epifania diventa scelta etica e sociale, disobbedienza al potere che uccide, rifiuto di collaborare con la menzogna, decisione di cambiare strada; l’Epifania allora non consola ma giudica, perché dice che Dio si lascia trovare da chi cerca davvero e smaschera sia il potere che ha paura e massacra gli innocenti sia la religione che sa tutto ma non si muove, e se oggi questa festa non ci costringe a rivedere il nostro rapporto con il potere, con gli stranieri, con i poveri e con i bambini sacrificati dalla storia, allora non è Dio che non si è manifestato, siamo noi che abbiamo scelto di restare al buio.
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