7 GENNAIO - ANNO A
Commento al Vangelo: Mt 4,12-25 - Il Vangelo nasce nelle periferie
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino»

La pericope segna l’inizio vero del ministero pubblico di Gesù. E lo fa con una scelta che è già una presa di posizione politica, sociale e teologica. “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò in Galilea.” Non è una fuga codarda. È una decisione lucida. Giovanni viene messo a tacere perché ha osato dire la verità al potere. Il profeta viene arrestato. Il sistema mostra il suo volto: quando la parola disturba, si elimina chi parla. E Gesù non finge che questo non stia accadendo. Prende atto che il potere colpisce. E proprio per questo inizia. Gesù non va a Gerusalemme, centro religioso e politico. Non cerca protezione nei luoghi sacri del potere. Va in Galilea. E Matteo insiste: “Galilea delle genti”. Una terra mista, disprezzata, marginale, impura agli occhi dei puri. La Galilea è periferia geografica, religiosa e culturale. È il luogo dove vivono i poveri, i pescatori, i lavoratori sfruttati, gli esclusi. E qui il Vangelo è chiarissimo: Dio inizia sempre dalle periferie. Non perché siano romantiche, ma perché sono il luogo dove la vita è più ferita e la speranza più necessaria. Matteo collega questa scelta a una profezia di Isaia: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce”. Le tenebre non sono solo il peccato individuale. Sono l’oppressione, l’ingiustizia, la violenza strutturale, l’abbandono. Sono sistemi che tengono le persone al buio, senza voce e senza futuro. Gesù non porta una luce spirituale disincarnata. Porta una luce che svela. Che mostra dove il buio è stato normalizzato. Ed è proprio da lì che Gesù comincia a predicare: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Questa frase è spesso addolcita, svuotata, spiritualizzata. Ma nel contesto è durissima. Convertirsi non significa diventare più religiosi. Significa cambiare direzione, smettere di vivere come se il mondo così com’è fosse inevitabile. Il Regno di Dio non è un’idea consolante. È una minaccia per ogni potere che si fonda sull’ingiustizia. Gesù annuncia un Regno vicino, non lontano, non dopo la morte, non solo nei cieli. Vicino significa che riguarda qui e ora. E questo rende il messaggio pericoloso. Perché se il Regno è vicino, allora l’ordine ingiusto non è più legittimo. Se il Regno è vicino, allora povertà, esclusione, violenza non sono volontà di Dio, ma scandali da combattere. Il legame con Giovanni Battista è fondamentale. Giovanni è in carcere, Gesù è libero. Ma Gesù non prende le distanze. Riprende esattamente lo stesso annuncio di Giovanni. Questo è un atto di continuità profetica. Come a dire: potete arrestare i profeti, ma non potete arrestare la Parola. Il Vangelo nasce mentre i profeti vengono messi a tacere. E questo parla alla società odierna in modo forte e senza mezzi termini. Oggi viviamo in una società che continua ad arrestare Giovanni Battista in forme nuove: screditando chi denuncia, isolando chi difende i poveri, ridicolizzando chi parla di giustizia, accusando di ideologia chi chiede diritti. E anche oggi molte Chiese preferiscono il silenzio alla profezia, la neutralità al Vangelo, la pace apparente al conflitto necessario. Gesù, invece, non aspetta tempi migliori. Inizia proprio quando il contesto è ostile. Inizia da una terra dimenticata. Inizia parlando di conversione. Questo è un giudizio durissimo su ogni Chiesa che aspetta condizioni favorevoli per essere evangelica, che teme di esporsi, che preferisce non disturbare. Mt 4,12-17 ci obbliga a chiederci: da dove partiamo noi? Dai centri o dalle periferie? Dai palazzi o dalle strade? Dai garantiti o dai feriti? Una Chiesa che parte dai luoghi sbagliati rischia di annunciare un Vangelo che non salva nessuno. La Galilea di oggi sono le periferie urbane, i quartieri dimenticati, le carceri, i campi profughi, le famiglie schiacciate dalla precarietà, i giovani senza futuro, i lavoratori sfruttati, le persone scartate perché non rientrano nella norma. È lì che il Regno vuole essere annunciato. E se non è annunciato lì, non è il Regno di Gesù. “Convertitevi” oggi significa smettere di giustificare l’ingiustizia, smettere di dire “è sempre stato così”, smettere di proteggere strutture che producono esclusione. Significa scegliere da che parte stare. Perché il Regno non è neutrale. Come Gesù, prende posizione. La comunità matteana ci dice che il Vangelo non nasce nei momenti di tranquillità, ma nei momenti di crisi. Non nasce dove tutto è ordinato, ma dove il buio è più fitto. E questo è insieme consolante e inquietante. Consolante perché Dio non abbandona le periferie. Inquietante perché smaschera una fede che preferisce la luce artificiale dei templi alla luce vera che nasce nel buio della storia. Gesù ha iniziato lì e noi dove vogliamo iniziare?

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero-Cattolica Riformata)


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