BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO A
Commento al Vangelo: Mt 3,13-17 - Adesione radicale
«Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento»
Mt 3,13-17 è un testo che mette a nudo le religioni che amano i riti senza esser coerenti e aderire al messaggio evangelico. Qui vediamo due figure contrapposte e complementari, entrambe essenziali per comprendere il Battesimo: Giovanni Battista e Gesù.
Giovanni è la voce dura della coscienza di Israele: denuncia, corregge, urla che la Legge e le promesse di Dio non sono decorazioni per gli albi genealogici dei potenti. Ma è arrestato, zittito, messo da parte perché disturba il potere. Giovanni mostra chiaramente cosa succede a chi non piega la testa davanti ai privilegi: viene incarcerato, messo a tacere, sostituito da chi pratica compromesso. Gesù invece di rifiutare la fila dei peccatori o di sedersi sul trono dell’autorità spirituale, si mette in fila con tutti gli altri. Non perché ne abbia bisogno, ma perché vuole indicare che il Battesimo non è un rituale estetico o sociale: è adesione radicale a un messaggio. È scelta consapevole di entrare nel mondo ferito, di condividere le stesse acque dei poveri, degli esclusi, dei peccatori, dei perseguitati. Gesù aderisce pienamente alla predicazione di Giovanni: riconosce che la chiamata alla conversione e al pentimento è urgente e vera, e che il Regno è vicino.
Qui la comunità matteana evidenzia una differenza sostanziale: mentre Giovanni annuncia la conversione e il Battesimo come preparazione, Gesù porta con sé la pienezza del messaggio del Regno, come promessa di trasformazione concreta della vita e della società. Giovanni battezza con acqua e predica cambiamento morale; Gesù battezza con il fuoco dello Spirito, che diventa vento che spinge a lottare per i diritti di tutti e tutte, annunciando un Regno che entra nella storia per salvare, liberare e rivoluzionare le relazioni umane e sociali. Gesù non si limita a richiamare alla giustizia; la incarna, la vive e la rende visibile a tutti.
Gesù rifiuta il privilegio e l’abitudine. Non si fa battezzare per rito, ma per coerenza, perché il Vangelo non può essere celebrato a parole mentre le mani restano pulite. Il Battesimo non è un certificato di appartenenza, non è un timbro per la tua carriera spirituale. È un atto di scelta radicale, un patto con Dio e con la vita, che obbliga a coerenza. Qui entra la critica più dura fatta dal Vangelo stesso. Il Battesimo amministrato ai bambini, spesso in modo automatico, trasformato in un’etichetta nei registri di chiese patriarcali e retrograde con accordi di privilegi statali, tradisce completamente il senso biblico del gesto. Il Battesimo non è un documento e non è un rito per riempire un registro. È adesione, discernimento, coerenza. Nessun neonato può scegliere, nessun registro può supplire alla mancanza di fedeltà. Se il Battesimo diventa una formalità, si cancella Giovanni Battista e si svuota Gesù
Quando Gesù emerge dall’acqua, lo Spirito scende come colomba e Dio dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Questa scena rivela una verità che fa male ai vescovoni di palazzo: il compiacimento di Dio non si concede ai rituali vuoti, alle cerimonie sfarzose, ad altari dorati e luccicanti e ad accordi di privilegi statali. Lo Spirito si compiace solo di chi unisce parola e vita, gesto e messaggio, promessa e azione concreta.
Il testo denuncia qualunque chiesa che fa del battesimo una burocrazia e che celebra sacramenti rituali, ignorando il grido dei poveri, dei bambini abusati, dei marginalizzati. Giovanni non era lì per “fare cerimonia”, Gesù non stava lì per apparire. Entrambi indicano con la loro vita e il loro gesto che la coerenza non è negoziabile. Il Battesimo non serve se non si è consapevoli e convinti di voler trasformare la propria vita, dalla parte dei deboli, dei migranti, degli emarginati, dei minori e delle donne sfruttati. Serve se non si piega al clericalismo, al patriarcato, all’ipocrisia di chi mette al centro se stesso e l’istituzione.
Oggi più che mai, la domanda è dura: i nostri Battesimi sono davvero adesione al Vangelo o solo rituali per riempire registri e celebrare apparati di potere? Giovanni è zittito, Gesù scende in mezzo alla società, e noi? Il Battesimo autentico implica un impegno coerente, denuncia il privilegio, assume rischi, si impegna attivamente e mette in gioco la propria esistenza. Non ammette compromessi, né si conforma alle tendenze passeggere o ai timori mondani. Chi riceve il Battesimo è chiamato a schierarsi con i peccatori, con gli afflitti, con gli emarginati. Ogni altra condotta rappresenta un tradimento del significato battesimale. Quotidianamente, infatti, rinnoviamo il nostro Battesimo attraverso le scelte che compiamo, l'impegno che dedichiamo alla giustizia e la protezione che offriamo alle vite vulnerabili. Ogni giorno siamo invitati a manifestare una coerente adesione al Vangelo. Come Gesù, siamo sollecitati a unirci a coloro che soffrono, a riconoscere i precursori che ci guidano, e a vivere un Battesimo che trasforma l'esistenza, smaschera il privilegio e concretizza la promessa divina. La questione fondamentale rimane: stiamo effettivamente scegliendo di unirci agli ultimi, o preferiamo rimanere in una posizione di comodo distacco?
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