MEMORIA DI STEFANO - ANNO A
Commento al Vangelo: At 6,8-10.12; 7,54-60 / Mt 10,17-22 - Servire come Stefano
«Signore, non imputare loro questo peccato»

Fratelli e sorelle, oggi la Parola non ci permette scorciatoie. O la prendiamo sul serio o è meglio tacere.
Perché il Vangelo non consola chi cerca potere, ma scuote chi si è abituato a stare comodo. La Chiesa non nasce per comandare, ma per servire. Non nasce per proteggere se stessa, ma per dare la vita. Se dimentica questo, smette di essere Chiesa e diventa un apparato religioso. Stefano lo aveva capito.
Non era un uomo di potere, non era un capo, non era un privilegiato. Era un diacono, cioè uno che serve. E serve sul serio: le persone concrete, i poveri, gli ermarginati e i discriminati, le necessità vere. Ed è proprio questo servizio fedele che lo porta al martirio. Stefano non muore perché cerca lo scontro, ma perché non si gira dall’altra parte, perché dice la verità, perché vive il Vangelo fino in fondo. E questo è il punto che oggi ci riguarda da vicino. Voltarsi dall’altra parte davanti alle ferite della società è tradimento al Vangelo. Quando vediamo povertà e diciamo “non è compito nostro”, quando vediamo solitudine e diciamo “non possiamo fare tutto”, quando vediamo ingiustizia e diciamo “meglio non esporsi”, quando vediamo giovani senza speranza e diciamo “è sempre stato così”. Questa non è la Chiesa di Cristo, ma una Chiesa che ha paura di sporcarsi le mani. Gesù non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani. E nell’ultima sera, quando avrebbe potuto parlare di gloria, di potere, di futuro, si inginocchia e lava i piedi ai suoi discepoli e alle sue discepole. Compie il gesto del servo. E poi dice una frase che pesa come una sentenza: Vi ho dato l’esempio. Non un rito. Non una bella immagine. Un esempio. Ecco perché “Chiamati a servire” non è uno slogan che la nostra Chiesa ha scelto, ma un impegno evangelico. Se non serviamo, non stiamo vivendo il nostro ministero, se deleghiamo tutto, non stiamo vivendo il nostro battesimo. Vale per tutta la Chiesa:
se non vive la diaconia, perde il Vangelo. Non esiste una Chiesa divisa tra chi conta e chi esegue. Esiste una Chiesa dove ognuno serve secondo il dono ricevuto. Chi guida serve, chi insegna serve, chi amministra serve, chi annuncia serve.

E Stefano, mentre viene ucciso, compie l’atto più alto del servizio: perdona. Non maledice. Non odia. Affida tutto a Dio. Questo è il martirio oggi: non sempre il sangue, ma una vita consumata per amore,
una fede che non scappa, una Chiesa che sceglie il servizio e non si chiude nei palazzoni vescovile con l'obiettivo di controllare e soggiogare il popolo di Dio, una Chiesa che non esclude le donne, le persone lgbt+ , i divorziati e risposati. Fratelli e sorelle, se vogliamo essere fedeli a Cristo, non dobbiamo chiederci: “Quanto potere abbiamo?” ma “Chi stiamo servendo?” Perché alla fine, davanti a Dio, non ci verrà chiesto quanto siamo stati importanti, ma quanto abbiamo amato, quanto ci siamo chinati, quanto abbiamo lavato i piedi e in che modo l'abbiamo fatto.

++Stefano

(Questo contenuto è di proprietà della Chiesa Vetero-Cattolica Riformata)


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